“Con essa il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore“
Dopo il mese che fa da introduzione al nuovo anno pastorale, il mese di ottobre si presenta subito ricco di occasioni di preghiera e di riflessione. Tra queste certamente la tradizionale festa patronale in onore della vergine del Rosario preceduta quest’anno dalla proposta dalle Giornate Eucaristiche.
Tale ricorrenza annuale ci invita a riscoprire questa splendida preghiera, “con essa il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore”. Così scriveva S. Giovanni Paolo II nella “Rosarium Virginis Mariae”.
Soprattutto dovremmo riproporla come forma di preghiera domestica oltre che recitata in comunità ogni giorno alle 17.30 e da ottobre anche il mercoledì alle 18.30, animata da alcuni giovani. Nel mese di ottobre riprendono i cammini dei ragazzi dell’iniziazione cristiana e le diverse proposte educative dell’oratorio, l’adorazione serale del giovedì animata dai giovani di Fraternità e altri momenti e occasioni di incontro e condivisione che troverete indicati sul calendario.
Ma il mese di ottobre è anche dedicato particolarmente alle Missioni e per la nostra comunità significa fare anche memoria dei missionari e delle opere missionarie che abbiamo conosciuto, sostenuto e sosteniamo in questi anni. Il mese missionario ha nel suo centro la Giornata Missionaria Mondiale con la veglia di preghiera presieduta dall’Arcivescovo nella quale ricevono ogni anno il mandato coloro che partono per la missione. Certo qualcuno dirà : niente di nuovo e forse è così.
”Si direbbe “le pratiche di sempre” o anche peggio: “le solite cose”. Ma noi non abbiamo altro. Noi credenti, discepoli del Signore, non abbiamo altre risorse, non abbiamo iniziative fantasiose, proposte che stupiscono per originalità o clamore, non andiamo in cerca di esperienze esotiche. Non abbiamo altro che il mistero di Cristo e le vie che Cristo ha indicato per accedere alla sua Pasqua e così essere «ricolmi di tutta la pienezza di Dio». Non abbiamo altro, ma quello che abbiamo basta per la nostra salvezza e la nostra speranza, basta per il nostro pellegrinaggio e per entrare nella vita eterna”. (Mons.Delpini).
Già, in un tempo dove siamo sempre più a caccia di novità, effetti speciali e cose inedite, che sembra ormai annoiato e assuefatto a tutto, che non trova più emozione in nulla, nemmeno nel far festa se non andando a fare cose sempre più estreme e “fuori“, ciò che la comunità cristiana propone rischia di essere avvertito come “le solite cose di sempre”… Ma forse è proprio da quelle “solite cose” che può venire la differenza – oggi più che mai necessaria – tra il nulla e il tutto, tra il non senso e il senso, tra la disperazione e la speranza, tra la vita e la morte…
L’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione alla celebrazione eucaristica, la preghiera personale e comunitaria”… sono le solite cose che hanno sorretto intere generazioni di uomini e donne, fatto santa gente di tutte le età e i continenti (basti pensare a San Carlo Acutis di cui ricorre la memoria il 12 ottobre), che hanno riaperto alla speranza cammini e storie di vita che sembravano ormai “finiti” e invece sono “rifioriti” in maniera inaspettata. Don Marco

